Debora RISPONDE ALLE BUGIE DI Acer Bologna circa le Barriere Architettoniche in via Libia 39 a Bologna

Ricordate che due settimane fa abbiamo segnalato quanto da anni sta accadendo in uno dei Cortili della Azienda Casa Emilia Romagna, ACER Bologna, sito in via Libia, in questo post.

Vi abbiamo segnalato come l’aver montato un cancello “passo carraio” con fotocellula ed apertura a chiave/telecomando abbia aggravato la situazione “Barriere Architettoniche” per i residenti, e come Acer nonostante i numerosi appelli sia sempre dimostrato totalmente insensibile alla problematica , ma non alle intimidazioni di una minoranza di residenti privi di senso civico, morale, etico, e della tanta decantata pietà cristiana.

Le varie segnalazioni ad Iperbole Bologna su Twitter hanno sortito l’effetto di un loro  interessamento presso Acer, che ha risposto con un comunicato intriso di bugie.
Riportiamo integralmente il messaggio come pervenuto.
Di seguito le smentite passo per passo da parte di Debora.

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Bologna non dimentica …

2 agosto 1980

https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fglamourcaprices%2Fvideos%2F150846221784851%2F&show_text=1&width=560

“All’ippodrono ci sono le corse domani”

… con questo messeggio in codice si dava ordine alle Truppe Alleate ed all’Azione Partigiana di procedere con il piano di liberazione della città di Bologna.

Era il 21 aprile 1945 … e Bologna era finalmente di nuova una Città libera …

Documetazione on-line è consultabile sul sito storiaememoriadibologna.it  e relativo canale YouTube

L’Antica Fiera di Santa Lucia a Bologna

Nella qual occasione si fa tal concorso di popolo e infine tal tumulto di gente armata, che disturbano la devozione e producono scandali”.

Cosi GiovanBattista Melloni, cittadino bolognese, scrive nel 1773 degli “Atti o Memorie degli uomini illustri in santità nati o morti a Bologna” (vl I, p.322) circa la Festa di Santa Lucia che si celebrava il 13 dicembre presso il sagrato della Chiesa di Santa Lucia, oggi Aula Magna dell’Università di Bologna, costruita dai gesuiti e posta sotto la responsabilità delle Suore Camaldolesi di via Fondazza. Erano trascorsi due secoli da quando Papa Gregorio XIII (nato Ugo Buoncompagni, Bologna 1502 –Roma 1585) aveva fatto dono di una Reliquia di Santa Lucia alla Diocesi di Bologna custodita nella Chiesa di Santa Lucia di via Castiglione. Nel giorno dedicato alla venerazione della Santa si svolgeva sin dal XVI secolo una Fiera dove venditori ambulanti con ceste, gerle o banchetti proponevano incisioni, preghiere, ritratti e sculture di santi, rappresentazioni sacre a nobili, borghesi e volgo che si recavano presso la Chiesa per porgere la propria devozione alla Santa. In realtà

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4 agosto 1974: Strage dell’Italicus

04 agosto 1974 ore 1.23
L’Espresso 1486 Italicus diretto a Monaco di Baviera da Roma, via Brennero, transita all’interno della Grande Galleria dell’Appennino nei pressi di San Benedetto Val di Sambro.
L’Italicus corre veloce, ha accumulato molto ritardo sull’orario previsto, in ritardo ma in recupero di ben tre minuti. Alle 1 e 23 l’Italicus si trova esattamente a 60 metri dall’imbocco della Galleria e non al centro di essa dove avrebbe dovuto essere.

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27 giugno 1980 Ustica: s’inabissa il Dc9 Itavia

… e quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro:
Noi ricordiamo.
E verrà il giorno in cui saremo in grado di ricordare una tal quantità di cose
che potremo costruire la più grande scavatrice meccanica della storia  e scavare, 
la più grande fossa di tutti i tempi …
Ray Bradbury, Fahrenheit 451

27 GIUGNO 1980 ore 20.08
Si alza in volo dall’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna, DC9 della compagnia Itavia, tratta Bologna-Palermo, con un ritardo di due ore rispetto l’orario previsto. L’arrivo all’aeroporto di Palermo Punta Raisi è programmato per le 21.13. A bordo vi sono 81 passeggeri tutti italiani 64 dei quali adulti, 11 ragazzi tra i due e i dodici anni, due bambini di età inferiore ai 24 mesi e 4 uomini d’equipaggio. Il DC-9 viaggia regolarmente e durante il volo non é segnalato nessun problema.

27 giugno 1980 ore 20,59 e 45 secondi.
Scompare dagli schermi radar del Centro di controllo di Roma Ciampino un DC-9 della compagnia Itavia, matricola I-TIGI, nominativo radio IH-870, in volo a 25.000 piedi lungo l’aerovia Ambra 13. L’ultima “battuta” registrata dai radar è sul mar Tirreno, a nord dell’isola di Ustica, nel punto “Condor” delle carte aeronautiche.

mappa_dc9

Sui radar compaiono tracce non programmate che transitano ad oltre 600 nodi in prossimità del DC-9, di un inseguimento tra aerei da caccia sulla costa calabra ed, infine, delle attività di ricerca, in una zona a 20 miglia ad est del punto di caduta, effettuate da velivoli non appartenenti al Soccorso aereo Italiano.

28 giugno 1980 ore 7,25
Un elicottero individua una vasta macchia scura di combustibile.
Quattro ore dopo l’incrociatore della Marina Militare Andrea Doria recupera i primi cadaveri: affioreranno dal Tirreno solo 39 corpi su 81.

ustica
28 giugno 1980, 0re 15.00.
Una telefonata alla redazione romana del Corriere della Sera rivendicava stranamente l’attentato come un incidente causato da un terrorista dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR, organizzazione terroristica italiana d’ispirazione neo-fascista attiva dal 1977 al 1981, si differenziava dalle Organizzazioni fasciste del passato non solo per un’alleanza con elementi della sinistra armata con la quale condividevano la lotta contro la borghesia capitalista e l’imperialismo sovietico ed/od americano, ma anche perché la prima volta destra eversiva impugnava apertamente le armi contro lo Stato) Marco Affatigato (n. 14 luglio 1956) che si trovava a bordo del DC9 fra i passeggeri e portava con sé una bomba, per poterlo riconoscere la voce al telefono disse che Affatigato portava al polso un orologio di marca francese Baume & Mercier. Marco Affatigato era un esponente del Movimento Politico Ordine Nuovo (movimento di estrema destra poi divenuto organizzazione terroristica, creato nel 1969 dalle ceneri del Centro Studi Ordine Nuovo e sciolto ufficialmente nel 1973 dal ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani con l’accusa di “ricostituzione del disciolto partito fascista”) inserito presso i gruppi neofascisti operanti nell’Italia centrale sospettato dai gruppi della destra extra-parlamentare di essere un informatore dei servizi segreti. Infatti Affatigato sia dello SDECE (Servizio Segreto Francese) che del SISMI (Servizio Segreto Italiano per la Sicurezza Militare).

Quindi solo il servizio francese e quello italiano erano in grado di conoscere il particolare dell’orologio con tanto di marca. Chi organizzò la telefonata falsa dei Nar conosceva bene quello che era successo nel cielo di Ustica e non poteva ritenersi coperto dal fatto che tutti allora propendevano per un incidente causato da un cedimento strutturale del Dc9 Itavia. Prima o poi si sarebbero trovate tracce di esplosivo sui corpi e sui rottami dell’aereo: occorreva immediatamente coprire la verità e l’unica scelta possibile era accreditare l’ipotesi di una bomba. Data la ristrettezza dei tempi, e da come successivamente si svolsero i rapporti tra Sismi e Sdece, è molto probabile che fu il servizio francese a fare la falsa telefonata dei Nar e non è da escludere che lo Sdece avesse previsto di eliminare Affatigato e farne ritrovare il cadavere in mare. Probabilmente Affatigato, sentendo odore di bruciato, fuggì in tempo salvando la pelle e facendo fallire il primo tentativo di depistaggio nell’inchiesta per la strage di Ustica. […]. La telefonata come fu dimostrato era un falso, un primo tentativo di depistaggio … – Luigi Cipriani, Da Ustica a Bologna. Due stragi francesi? Relazione alla Commissione stragi inverno 1989-1990

28 giugno 1980, 0re 18:00
Si diffondono le prime ipotesi sulla caduta dell’aereo che incolpano la compagnia aerea cedimento strutturale, improvvisa anomalia nei valori di pressurizzazione, ma si fa strada anche l’ipotesi di una collisione in volo. Il ministro dei Trasporti Rino Formica nomina una Commissione d’inchiesta alla cui guida viene chiamato il direttore dell’aeroporto di Alghero, Carlo Luzzatti. Il generale Saverio Rana, presidente del Registro aeronautico italiano, mostra una fotocopia di un tracciato radar al ministro Formica da cui emerge che il DC9 ha avuto un impatto con un missile, un meteorite o con un altro oggetto.

30 giugno 1980.
Il quotidiano londinese Evening Standard pubblica “[…] una notizia molto precisa, secondo la quale a colpire il Dc9 Itavia fu un missile lanciato dalle portaerei francesi Foch e Clemenceau che stavano facendo esercitazioni con un aereo bersaglio.  […] E’ molto probabile che il Dc9, partito da Bologna con due ore di ritardo, non fosse stato loro segnalato e che si sia trovato a loro insaputa nell’area delle esercitazioni. Va inoltre ricordato che i francesi sono dotati di missili che vengono guidati dal radar dell’avversario, che può essere entrato in sintonia col segnale emesso dal Dc9: il quale, come ha confermato la perizia Blasi, fu colpito nella parte anteriore dove sono sistemati gli apparecchi elettrici ed elettronici, cessando immediatamente di trasmettere.” – Ibidem

ustica_013 luglio 1980
La Procura di Roma riceve gli atti da Palermo e apre un fascicolo sul disastro affidato al pm Giorgio Santacroce, il quale pone sotto sequestro le bobine con le registrazioni della sera del 27 giugno del Centro radar dell’Aeronautica di Marsala.
La Procura di Palermo dispose l’ispezione esterna di tutti i cadaveri rinvenuti, e l’autopsia completa su sette cadaveri, richiedendo:
1. causa, mezzi ed epoca dei decessi;
2. le lesioni presentate dai cadaveri;
3. se su di essi si ravvisassero presenze di sostanze tossiche e di corpi estranei;
4. se vi fossero tracce evidenti di ustioni o di annegamento.

Sulle sette salme sulle quali fu disposta l’autopsia furono riscontrati sia grandi traumi da caduta a livello scheletrico e viscerale, sia lesioni enfisematose polmonari da decompressione, l’aereo si era dunque aperto in volo, che precedettero cronologicamente tutte le altre lesioni riscontrate ma non causarono il decesso dei passeggeri facendo loro perdere solo conoscenza. La morte sopravvenne solo in seguito a lesioni fatali riconducibili alla presenza di schegge e piccole parti metalliche ed ai reiterati urti con la struttura dell’aereo in caduta. La ricerca tossicologica dell’ossido di carbonio e dell’acido cianidrico (residui da combustione) fu negativa nel sangue e nei polmoni. Il controllo radiografico risultò positivo su cinque cadaveri. Precisamente furono riscontrati nel cadavere di Guarano Andrea due scheggette nell’indice e nel medio sinistri; nel cadavere di Lupo Giovanna piccolissimi frammenti metallici in proiezione della testa dell’omero destra e della quinta vertebra lombare; nel cadavere di D’Alfonso Francesca minuti frammenti nella coscia sinistra; nel cadaveredi Guzzo Rita un bullone con relativo dado nelle parti molli dell’emibacino; nel cadavere di Guerino Giacomo un frammento delle dimensioni di un seme di zucca e di forma irregolare nella mano destra. Era comunque da escludere, per le caratteristiche morfologiche e dimensionali e per la esperienza dei periti in tema di lesività da esplosione, la provenienza dei minuscoli corpi estranei da frammentazione di involucro di un qualsiasi ordigno esplosivo. Nessuna delle salme presentava segni di ustione o di annegamento.

8 luglio 1980
Il cedimento strutturale dell’aereo era la soluzione perfetta per parlamentari, stampa, Alitalia (in modo interessato), solo l’allora ministro dei trasporti Formica si oppose all’approvazione di una mozione di condanna dell’Itavia.

Gli accadimenti a Bologna, proprio dove risiedevano molti dei parenti delle vittime che viaggiavano sul Dc-9 inabissatosi nel mar Tirreno, dell’agosto di quell’anno renderanno ancora più difficoltosa e fumosa la ricerca della verità sui fatti di Ustica. I depistaggi si susseguono, nuove piste investigative si aprono e disperdono nelle procure, negli incontri segreti tra i Servizi. Ritrovamenti, dichiarazioni, ombre occulte ora avvicinano ora allontano i fatti della Stazione del 2 Agosto e quelli dell’Itavia del 27 giugno …

1 ottobre 1982.
L’inchiesta della Bbc conferma che ad abbattere il Dc9 Itavia fu un missile […] ma anziché di un incidente, a dire di un esperto del Pentagono, tale John Trasne, si trattò di un attacco deliberato portato avanti da più caccia. Il conduttore della trasmissione, affermando che in quel periodo i rapporti tra Libia e Italia erano pessimi, officiò l’ipotesi che ad attaccare fossero aerei libici.  L’esperto americano confermò che i Mig 23 in possesso dei libici erano in grado di portare quel tipo di attacco e di armamento. Si affacciò in questo modo un’ipotesi, quella dell’attacco libico, che più volte tornerà sulla stampa e nelle informative del Sismi […] non fu che l’ennesimo depistaggio. – ibidem

… ed alla fine i fatti di Ustica caddero nell’oblìo fino a quando nel 1986 i parenti delle vittime si rivolsero all’allora Presidente della Repubblica Cossiga sollecitando un suo intervento perché finalmente fosse fatta giustizia. Il Presidente della Repubblica inviò una lettera al presidente del Consiglio Craxi in seguito alla quale furono resi noti gli esiti di due perizie, l’una dei laboratori dell’Aeronautica militare e l’altra di una commissione tecnica, comprendente alcuni esperti del Cnr i quali confermarono che ad abbattere il Dc9 Itavia fu un missile. Per avere certezza, tuttavia, gli stessi tecnici del Cnr sollecitarono il recupero del relitto. I tecnici dell’Areonautica militare, al contrario, sostennero che ad abbattere il Dc9 fu una bomba posta all’interno, perché a loro dire le tracce di esplosivo T4 trovate sui corpi e sui seggiolini non si sarebbero potute trovare qualora l’esplosione fosse avvenuta all’esterno del velivolo. Inoltre aggiunsero, coprendosi di ridicolo, che dalle analisi fatte non risultavano presenti gli altri esplosivi contenuti nelle testate dei missili quando tracce di Tnt oltre che di T4 erano già rinvenute nei laboratori inglesi che svolsero le indagini per conto della commissione Luzzati.

Esperti avevano ormai chiaramente dimostrato che fosse stato un missile ad abbattere l’aereo nel cielo di Ustica, eppure l’Aeronautica militare volle continuare a nascondere la verità. Grazie all‘utilizzo di spettrometri di massa esistenti all’epoca in Italia sarebbe stato possibile rilevare tracce, anche solo di un milionesimo di milionesimo di grammo, dei metalli con i quali era fabbricato l’involucro del missile ed ulteriori esami avrebbero potuto rivelare la nazionalità del missile. Ma queste ricerche non vennero mai intraprese.

12 ottobre 1986.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giuliano Amato, dichiara che su Ustica non era posto il segreto di stato, che non esisteva alcuna connessione tra l’incidente del Dc9 e la caduta del Mig libico avvenuto il 18 luglio 1980 in Calabria e che era stato chiesto alla Marina Usa di fare rilevamenti fotografici e televisivi per rintracciare il relitto dell’aereo a 3500 metri di profondità. Nessuna contestazione da parte di Amato sull’ipotesi del missile francese.

Quello stesso giorno Il Messaggero pubblica un articolo a firma del giornalista Dany Aperio Bella il quale accredita come ipotesi più credibile quella del missile  francese verso un aereo bersaglio che si era venuto inavvertitamente ad incrociare con il volo Bologna-Palermo partito con due ore di ritardo.

28 ottobre 1986.
Dany Aperio Bella del Messaggero riceve informazioni sul Mig libico fatto inseguire dai caccia di Gheddafi che nel tentativo di abbatterlo colpirono per errore il Dc-9 Itavia. Questa versione, inventata dal Sismi aveva una lacuna: il governo italiano sosteneva che il Mig libico era stato abbattuto il 18 luglio 1980 e non il 27 giugno. Prontamente i periti medici, Rondenelli e Zurlo, che avevano eseguito l’autopsia sul cadavere del pilota smentirono la loro stessa perizia e dichiararono
di aver avuto un ripensamento dovuto allo stato di avanzata decomposizione del cadavere del pilota libico: la data del decesso poteva certamente risalire a venti giorni prima del 18 luglio, ovvero proprio al 27 giugno 1980. Di questo ripensamento, suggerito per creare un nuovo depistaggio dal SISMI, i due periti dissero di avere dato notizia al magistrato in una nota aggiuntiva, nota che non è mai stata ri-trovata e che il magistrato smentì categoricamente di aver ricevuta.

30 aprile 1987
Iniziano le operazioni di recupero del relitto del Dc-9.
Nonostante che la società italiana Saipem si offrisse di realizzare il recupero non venne presa in considerazione, preferendo affidare il recupero alla società statale francese Infremer, la quale impiegò un mese per scandagliare un’area di quaranta miglia e localizzare il relitto già rintracciato e fotografato dalla Marina militare Usa nel 1986.

I francesi completarono il recupero del relitto nel maggio 1988, ma non tutto il materiale recuperato dalla Infremer fu consegnato alla commissione d’inchiesta, per esempio tra i rottami non fu trovato neanche un pezzo pur piccolo del missile che la Commissione confermò avesse abbattuto il Dc-9 Itavia.
Nel frattempo, nel marzo di quell’anno, il SISMI aveva fatto pervenire al magistrato un dossier che conteneva un nuovo depistaggio. Il Dossier doveva accreditare l’ipotesi che il Mig-23 inseguito avesse usato il Dc-9 Itavia per proteggersi e quando i due caccia libici lanciarono i due missili uno colpì l’aereo civile per sbaglio. Il Mig 23 fu abbattuto con la mitragliera e cadde a Castelsilano in Calabria. Nel Dossier si sosteneva che il pilota volesse consegnare agli americani il Mig-23, che era un prototipo del velivolo russo Mig-23 trandendo così il proprio paese e che per questo era stato abbattuto. Ipotesi smentita dall’Areonautica militare che rilevò non solo che il Mig-23 non aveva un’autonomia tale da permettere al pilota di raggiungere il suo scopo, ma dimostrò anche che l’areo abbattutto non era un prototipo ma bensì un vecchio modello.

2 novembre 1988.
I fatti di Ustica sono argomento di uno speciale del Tg1.7.
Il programma ricostruisce i fatti di quel 27 giugno ed attribuisce la responsabilità all’Italia, responsabilità provata dal tracciato di un secondo radar di Ciampino, del  quale nessuno aveva mai avuto notizia, dal quale emerse che il giorno 27 giugno 1980 erano in corso manovre militari nel Tirreno a est della Sardegna, nel corso delle quali fu lanciato un aereo bersaglio che i caccia italiani tentarono di abbattere colpendo invece il Dc-9 Itavia.

3 novembre 1988.
L’ambasciata Usa consegna al magistrato un tracciato radar di una portaerei in rada a Napoli, più nitido di quello di Ciampino, nel quale si potevano notare le tracce di due caccia che si avvicinarono al Dc-9 Itavia.

Il segretario della Nato, Manfred Hermann Wörner, in un’intervista del novembre 1988, affermò che l’Italia non aveva mai chiesto informazioni su Ustica,  nemmeno per sapere dove erano dislocate le forze atlantiche il 27 giugno 1980 e se vi erano manovre in corso nell’area del Tirreno da parte delle forze nazionali statunitensi, francesi e tedesche, fatto che lui non poteva escludere anche se era certo che nessuna responsabilità fosse imputabile all’Alleanza per la strage di Ustica. Esclusione di responsabilità confermata il 30 gennaio 1989 dalla Commissione Pratis, il 16 marzo 1989 dalla Commissione peritale Blasi e nel maggio 1989 dalla relazione dello stato maggiore dell’Areonautica militare.

2 luglio 1989.
L’agenzia giornalistica France Press annuncia di essere entrata in possesso dei grafici di Ciampino che i carabinieri si sarebbero dimenticati di sequestrare la sera dell’incidente di Ustica. Secondo questi tracciati si vedrebbero due caccia, uno proveniente da est che cerca di coprirsi dall’attacco di un intercettore proveniente da ovest. Si torna al Mig libico che per sottrarsi all’attacco tentò di nascondersi dietro il Dc9 Itavia, mentre il caccia intercettore colpiva per errore l’aereo Bologna-Palermo. Per avvalorare la tesi, la France Press riesumò la vicenda del Mig libico caduto il Calabria non il 18 luglio ma il 27 giugno 1980.

5 gennaio 1990
Il leader libico Mu’ammar al-Qadhdhafi (1942-2011) nel corso di una conferenza stampa afferma che il suo aereo era in volo sul Mediterraneo diretto in Europa per riparazioni la sera del 27 giugno, ma che egli non era a bordo. Secondo il leader libico gli Usa avrebbero preso un tragico abbaglio: nel tentativo di abbattere il suo aereo su cui erano certi viaggiasse, avevano invece colpito l’aereo italiano e uno libico.

 15 maggio 1992
i generali, ai vertici dell’Aeronautica all’epoca dei fatti, sono incriminati per alto tradimento, perché, dopo aver omesso di riferire alle Autorità politiche e a quella giudiziaria le informazioni concernenti la possibile presenza di traffico militare statunitense, la ricerca di mezzi aeronavali statunitensi a partire dal 27 giugno 1980, l’ipotesi di un’esplosione coinvolgente il velivolo e i risultati dell’analisi dei tracciati radar, abusando del proprio ufficio, fornivano alle Autorità politiche informazioni errate.

8 aprile 1999
Il giudice Priore ricevute le note conclusive dei periti radaristi, che confermano l’azione militare, della quale il DC9 è rimasto vittima fortuita, di intercettamento dell’aereo nascosto nella scia del DC9 delineando così uno scenario  perfettamente congruente con tutti i dati disponibili, rinvia a giudizio i generali Lamberto Bartolucci, Zeno Tascio, Corrado Melillo e Franco Ferri e gli altri 5 ufficiali per attentato contro gli organi costituzionali con l’aggravante dell’alto tradimento, mentre dichiara di non doversi procedere per strage perché ignoti gli autori del reato. Per Priore il DC9 è stato abbattuto, con un’azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata,un’ operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto”.
È il 31 agosto 1999.

25 giugno 2006.
Il relitto del DC9 Itavia è trasferito dall’hangar dell’aeroporto romano di Pratica di Mare a Bologna, trasportato da un lungo convoglio di mezzi dei vigili del fuoco.

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Torna a casa con la testa in avanti, sdraiato su scudi di metallo, lentamente, solennemente, come un antico guerriero del Nord, il Dc9 dell’Itavia che in guerra non doveva andare, e invece una andò da lui, segreta, sempre negata, ma così vera che lo distrusse. L’aereo che un giorno del l980 partì da Bologna e non atterrò mai scivola nell’alba, tra grano e girasoli della campagna toscana, ricomposto come fosse ancora intero, sul primo camion il muso, sul secondo un pezzo di carlinga, poi l’altro, poi le ali ripiegate l’una sull’altra come un uccello ferito, infine la coda. Sembra quasi, ancora, un aereo vero… I resti del velivolo, dopo essere stati affidati in custodia al Comune di Bologna, verranno riassemblati nel Museo per la memoria di Ustica allestito da Christian Boltanski all’ex deposito Zucca di via Saliceto, inaugurato il 27 giugno 2007.

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10 settembre 2011.
Il giudice Paola Proto Pisani del terza sezione civile del Tribunale di Palermo, decide che i familiari delle vittime debbono essere risarciti dai ministeri della Difesa e dei Trasporti.  A 81 parenti andranno oltre cento milioni di euro. Il Tribunale, ricostruendo i fatti accaduti la sera del 27 giugno 1980, ha ritenuto responsabili i ministeri per non avere garantito la sicurezza del volo Itavia, ma anche per l’occultamento della verità, con depistaggi e distruzione di atti. Secondo la sentenza si può “ritenere provato che l’incidente occorso al DC9 si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del DC9 viaggiavano parallelamente ad esso, di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del DC9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell’esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l’aereo nascosto oppure di una quasi collisione verificatasi tra l’aereo nascosto ed il DC9”.

16 marzo 2012.
La Corte d’Appello di Palermo sospende l’efficacia della esecutività della sentenza di primo grado che ha condannato i Ministeri dei Trasporti e della Difesa a risarcire i familiari delle vittime. I giudici, accogliendo una richiesta dell’Avvocatura dello Stato, sottolineano che, vista la considerevole entità della somma oggetto della condanna (oltre 100 milioni di euro), non ricorrono i presupposti “per prevedere specifiche forme di cauzione a garanzia del credito”. La Corte dispone, inoltre, il rinvio del processo all’aprile del 2015.

Le vittime della strage di Ustica.
ustica_05I nomi dei 77 passeggeri del volo Itavia IH-870 e dei quattro membri dell’equipaggio, (tra parentesi è indicata la loro età):
Andres Cinzia (24), Andres Luigi (32), Baiamonte Francesco (55), Bonati Paolo (16), Bonfietti Alberto (37), Bosco Alberto (41), Calderone Maria Vincenza (58), Cammarata Giuseppe (19), Campanini Arnaldo (45), Casdia Antonio (32), Cappellini Antonella (57) anni, Cerami Giovanni (34), Croce Maria Grazia (40), D’Alfonso Francesca (7), D’Alfonso Salvatore (39), D’Alfonso Sebastiano (4), Davì Michele (45), De Cicco Giuseppe Calogero (28), De Dominicis Rosa (Allieva Assistente di volo Itavia) (21), De Lisi Elvira (37), Di Natale Francesco (2), Diodato Antonella (7), Diodato Giuseppe (1), Diodato Vincenzo (10), Filippi Giacomo (47), Fontana Enzo (Copilota Itavia) (32), Fontana Vito (25), Fullone Carmela (17), Fullone Rosario (49), Gallo Vito (25), Gatti Domenico (Comandante Pilota Itavia) (44), Gherardi Guelfo (59), Greco Antonino (23), Gruber Berta (55), Guarano Andrea (37), Guardì Vincenzo (26), Guerino Giacomo (19), Guerra Graziella (27), Guzzo Rita (30), Lachina Giuseppe (58), La Rocca Gaetano (39), Licata Paolo (71), Liotta Maria Rosaria (24), Lupo Francesca (17), Lupo Giovanna (32), Manitta Giuseppe (54), Marchese Claudio (23), Marfisi Daniela (10), Marfisi Tiziana (5), Mazzel Rita Giovanna (37), Mazzel Erta Dora Erica (48), Mignani Maria Assunta (30), Molteni Annino (59), Morici Paolo (Assistente di volo Itavia) (39), Norrito Guglielmo (37), Ongari Lorenzo (23), Papi Paola (39), Parisi Alessandra (5), Parrinello Carlo (43), Parrinello Francesca (49), Pelliccioni Anna Paola (44), Pinocchio Antonella (23), Pinocchio Giovanni (13), Prestileo Gaetano (36), Reina Andrea (34), Reina Giulia (51), Ronchini Costanzo (34), Siracusa Marianna (61), Speciale Maria Elena (55), Superchi Giuliana (11), Torres Pierantonio (32), Tripiciano Giulia Maria Concetta (45), Ugolini Pierpaolo (33), Valentini Daniela (29), Valenza Giuseppe (33), Venturi Massimo (31), Volanti Marco (36), Volpe Maria (48), Zanetti Alessandro (18), Zanetti Emanuele (39), Zanetti Nicola (6).

I nomi di coloro che sono morti per fatti correlati alla vicenda del DC9, vittime anch’essa di quel 27 giugno 1980:

9 maggio 1981, muore di infarto a Grosseto il capitano dell’Aeronautica Maurizio Gari capo controllore della sala operativa presso il centro radar di Poggio Ballone la sera del 27 giugno 1980. La sua testimonianza sarebbe stata di grande utilità per l’inchiesta.

31 marzo 1987, è trovato impiccato ad un albero sul greto del fiume Ombrone, nei pressi di Grosseto, il maresciallo dell’Aeronautica Mario Alberto Dettori, nel 1980 sottufficiale, in servizio la sera del 27 giugno come controllore di difesa aerea al radar di Poggio Ballone. Pochi giorni prima aveva confidato alla cognata che per quanto era accaduto ad Ustica “c’è di mezzo Gheddafi, è successo un casino, qui fanno scoppiare una guerra.” Per gli inquirenti sulla morte del sottufficiale permangono indizi di collegamento con il disastro del DC9 e con la caduta del MiG sulla Sila.

 

Ma la verità … quella è un’altra storia!

Post a cura di Debora Menozzi.

Post già pubblicato in: smell.ilcannocchiale.it

Prima Pubblicazione: 27 giugno 2006
Aggiornamenti:
27 giugno 2012
27 giugno 2014
27 giugno2015
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Fonti:
comune.bologna.it/iperbole/ustica/
museomemoriaustica.it/
stragediustica.info
stragi80.it
fondazionecipriani.it/Scritti/usticae.html

 

 

12 giugno 1983 … in morte di Francesca Alinovi

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